Il PreTesto 

È intenso quello che può succedere in una sala prove di un teatro, quando sono i nostri copri ad essere chiamati a l’azione, molto più delle nostri menti.

C’è qualcosa di più essenziale, profondo e forte nel agire del nostro corpo. 

Ho imparato che di tutto quello che mettiamo in campo certi di esprimere noi stessi: molto non è necessario, qualcosa è superfluo, tanto è inutile…

Se accettiamo la sfida di smettere di nasconderci nella forma del racconto che vogliamo dare di noi, potremmo sorprenderci nello scoprire quale potere e potenziale espressivo (ed esplosivo)  abbiamo a disposizione spogliandoci del idea che abbiamo nella nostra mente e imparando a lasciar emergere ciò che siamo realmente nel nostro copro.

L’essenziale è imparare a restare in stretto contatto con il proprio corpo… e nei momenti di sconforto, affidarsi ai propri compagni d’avvenuta.
IL PRETESTO laboratorio di teatro in 4 capitoli –> http://bit.ly/1NvwvSI

 

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I’ll be missing you

C’è una ragione se sono sempre stata da sola.
C’è un motivo se sostengo che da soli sia meglio.
Non penso che si possa essere più felici da soli… ma so che è più facile, da soli.

E così ho sempre detto che sarei stata meglio da sola.
Io, il mio lavoro, i miei pochi amici, i miei viaggi, le mie passioni…
Impegnarsi con qualcuno? Dà più problemi che vantaggi…
L’ho sempre detto che non era per me.

A quanto pare, ho cambiato idea.

Ho sempre pensato che se avessi amato qualcuno e poi fosse finita, e poi mi avesse tradito, e poi mi avesse lasciata…
e poi si fosse stancato di me?!

È più facile stare da soli.

Perché se impari che ti piace stare con qualcuno, e poi non puoi starci insieme…
se impari che desideri appoggiarti a qualcuno, e poi tutto crolla…
se impari che esiste qualcuno che ti può far sentire “al tuo posto”, e poi non questo qualcuno non ce l’hai più…

Potresti sopportare un dolore del genere?
Perdere qualcosa che hai tanto amato è come perdere un pezzo del tuo corpo, scoprirsi all’improvviso monchi di qualcosa che sapevamo essere indispensabile…

Bisogna imparare ad adattarsi
Adattarsi o morire…
E per quante volte lo possiamo aver sentito dire, l’abbiamo ripetuto e l’abbiamo metabolizzato, non è una cosa facile da imparare.

Siamo esseri umani, e chi sa perché vogliamo sempre di più.
Non possiamo accontentarci di sopravvivere.
Vogliamo l’amore, vogliamo la felicità, vogliamo il meglio…
vogliamo la pace… la cosa buffa è che per ottenerla, lottiamo come dannati…

TO PLEASURE

PIACERI:

il contatto dei piedi nudi con la sabbia calda e il mare freddo

il piccolo istante di vuoto allo stomaco prima del decollo del aereo

dormire al caldo nel tuo letto, cullato dal rumore della pioggia battente sul tetto

Daniel, che mi abbraccia e mi domanda “mi vuoi bene?”
Daniel che ride
Daniel

lo sguardo alla campagna dalla finesta della cucina… la mattina al sorgere del sole, o d’inverno ammirando la distesa innevata. I ricodi di quel luogo, le figure di noi bambini che giochiamo, ci rincorriamo, cadiamo, ridiamo, sbagliamo… cresciamo.
I ricodi, di quel che avremmo voluto essere, di quel che sognavamo… Stiamo vivendo la vita che immaginavamo? Siamo le persone che sognavamo di essere una volta cresciuti?
“Il ricordo delle cose passate non è necessariamente il ricordo di come siano state veramente.” – Marcel Proust

ridere, fino a far scorrere le lacrime e sentire i crampi alla pancia

il rumore dei pop-corn che scoppiettano nella pentola e il mangiarli, ancora caldi, guardando un film

la musica, in macchina per accompagnarti nel viaggio, in casa per farti ballare, cantare, rilassare, evadere…

nuotare, nel mare
correre, dove non ci sia cemento
arrampicarsi, su un albero
danzare

viaggiare, per gustare nuovi sapori, per contemplare nuovi colori, per conoscere nuovi rumori, per incontrare nuovi odori, per esplorare nuove consistenze… per occupare nuove luci.
Andare lontano, tornare forse, restare, partire, salpare, esplorare, soggiornare, risiedere, abitare… vivere.
“Niente è più inabitabile di un posto dove siamo stati felici” – Cesare Pavese

il caffè-latte col pane, la sera tardi, per cena

il rumore di passi conosciuti, l’incidenza del loro andare sul paviemento… presagio del incontro che avverà a breve (la nostalgia di non sentirli più)

il profumo… del cibo, di casa, del bagno schiuma del nonno, del bucato da stendere, di candele alla vaniglia, della pelle della persona che ami, distese di glicini, il mare, Coco Mademoiselle di Chanel…

il teatro, per conoscersi
il teatro, per riconoscerti
il teatro, per conoscere

tu che ti addormenti dopo aver fatto l’amore e la pace del mio corpo che si accoccola di fianco a TE
Credevo fosse per il sesso, ma non è per quello… il sesso non c’entra. E’ per quello che viene dopo…quando il mondo si ferma e io mi sento al sicuro, protetta, in pace… e amata.
“Allora le era dato di ritrovare quel che cercava, nella sensazione certa che esisteva un luogo in cui il mondo non era ammesso, e che coincideva col perimetro disegnato dai loro due corpi, suscitato dal loro stare insieme e reso inattaccabile dalla loro anomalia” – Alessandro Baricco

gli abbracci, stretti e affettuosi

il portico di casa, d’estate, uno spazio in attesa tra afa e silenzio

la gentilezza, mia, altrui, sconosciuta

la bellezza

leggere,
scrivere,

Amare.

FASE 4

Fase 4: depressione

Quando le preghiere sono state ignorate e il nostro patteggiare è fallito arriva il punto in cui crolliamo nella depressione… nella disperazione.

Il dolore è una cosa che abbiamo tutti in comune, ma per ciascuno di noi ha un modo diverso di manifestarsi, sfogarsi, mostrarsi… non è solo la morte che ci fa soffrire, ma anche la vita, i cambiamenti, le delusioni, gli affetti e anche le persone.

Perché deve fare così schifo?
Perché deve fare così male?

Forse perché dovremmo vivere ricordando sempre che tutto potrebbe cambiare da un momento all’altro.
Forse perché è proprio quando soffri così tanto che ti ricordi che sei vivo.

Non ci sono soluzioni né risposte facili.
Bisogna imparare a respirare, profondamente… e aspettare
aspettare che ad un certo punto il dolore vada a nascondersi da qualche parte.

E così impari a conviverci… la maggior parte delle volte impari a sopportarlo,
ma altre volte..

Il dolore arriva a tempo debito per tutti, a ciascuno il suo.
Devi solo imparare a conviverci, perché l’unica verità è che non puoi evitarlo e la vita te ne porta sempre dell’altro.

FASE 3

Fase 3: patteggiamento

Quando smettiamo di essere arabbiati, quando capiamo che non possiamo più tornare al prima, quando smettiamo di negare ciò che è relmente succeso, l’ultima disperata mossa che ci resta da fare è pregare, implorare…patteggiare
Offriamo tutto ciò che abbiamo: la nostra anima, tutti i nostri beni, tutti i nostri giorni… tutto, pur di avere in cambio un solo giorno in più.
Preghiamo che ci vengano restituiti i piccoli fastidi quotidiani, gli sbuffi, le incomprensioni, le litigate, le lementele… tutto ciò che era orribile, ma che orribile non era affatto.
Perchè quando le cose davvero terribili ci colpiscono, tutto il resto, di colpo, sembra così ridicolo

Sembra tutto così insignificante adesso, vero?
Sarebbe stato diverso se avessimo potuto fin dal inizio?
Avremmo capito che quelli erano frammenti irripetibili della nostra vita?

Let it go

Sappiamo tutti qual’è la chiave della sopravvivenza: adattarci.
Ce l’ha insegnato Darwin… ce lo insegna la scienza… ce lo conferma la vita.
Ogni giorno nasce qualcosa di nuovo, e qualcos’altro muore..
Nuovi strumenti, nuove tecnologie, nuove idee…

Nella maggioranza dei casi tutte le nuove invenzioni, idee, strategie, piani… che vengono presentati servono ad aumentare la nostra efficienza, facilitare la nostra vita, migliorarla almeno…

La mia domanda è… è davvero così?

Per adattarsi la specie ha bisogno di eliminare tutto ciò che non serve più…
Noi, come esseri umani, dobbiamo capire cos’è che non funziona più e sostituirlo… o imparare a farne a meno.
Il segreto è capire cosa è davvero importante, e tenerlo ben stretto a te

Adattarci vuol dire imparare a riconosce le cose che davvero contano.
Ma la nostra storia è anche fatta di ciò che ci lasciamo alle spalle, di quello a cui abbiamo rinunciato, ciò che abbiamo scartato.

Tratteniamo le le cose che ci servono assolutamente.
Le cose che non servono più le lasciamo andare…

Once you learn how to die, you learn how to live.

Morire non è facile.
Il nostro corpo è stato fatto per rimanere in vita. Ossa, muscoli, cellule… tutti programmati per proteggerci, sostenerci, evolverci… vivere.
Ma quando il corpo comincia a cedere?

Il corpo umano è progettato per combattere, per compensare. Il nostro corpo è capace di adattarsi in modo che non gli serva ciò che non può avere.
Solo che a volte la perdita è troppo grande e il corpo non riesce a compensare da solo…

Come dicevo, morire non è facile.

Ci insegnano che vivere è meglio di morire… almeno, finché non lo è più.
Eppure, anche se lasciar morire una persona, anche se lasciare morire noi stessi, sappiamo essere la cosa giusta da fare, non siamo stati fatti per questo. Morire è come perdere, è come arrendersi, è come smettere di compensare la perdita… e anche quando sappiamo che non lo è, quando sappiamo che è arrivato il momento, quando sappiamo che è giusto, quando sappiamo di aver fatto tutto ciò che potevamo… è difficile liberarsi dalla sensazione che avremmo potuto fare di più.