Act your body

Il corpo è un insieme di possibilità.

Vorrei che vi fermaste ad osservare bene il corpo che avete davanti… il vostro strumento.

Non ha nulla di speciale.

È solo un corpo.

Ma allora, cos’è che c’è di diverso? Cos’è cambiato dopo oggi? 

La risposta è…noi.

Siamo noi ad essere cambiati, ora. Abbiamo preso tutto ciò che pensavamo di sapere sulle nostre azioni, sul nostro corpo… e lo abbiamo messo da parte. Abbiamo osservato ogni movimento, ogni istante, ogni singola azione… abbiamo osservato questo nostro corpo, come se non lo avessimo mai visto, usato, ascoltato, studiato prima d’ora.

Ed è da questo corpo che abbiamo cominciato…

#ilPreTesto laboratorio di Teatro con Valentino Infuso –> http://bit.ly/1NvwvSI

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Il PreTesto 

È intenso quello che può succedere in una sala prove di un teatro, quando sono i nostri copri ad essere chiamati a l’azione, molto più delle nostri menti.

C’è qualcosa di più essenziale, profondo e forte nel agire del nostro corpo. 

Ho imparato che di tutto quello che mettiamo in campo certi di esprimere noi stessi: molto non è necessario, qualcosa è superfluo, tanto è inutile…

Se accettiamo la sfida di smettere di nasconderci nella forma del racconto che vogliamo dare di noi, potremmo sorprenderci nello scoprire quale potere e potenziale espressivo (ed esplosivo)  abbiamo a disposizione spogliandoci del idea che abbiamo nella nostra mente e imparando a lasciar emergere ciò che siamo realmente nel nostro copro.

L’essenziale è imparare a restare in stretto contatto con il proprio corpo… e nei momenti di sconforto, affidarsi ai propri compagni d’avvenuta.
IL PRETESTO laboratorio di teatro in 4 capitoli –> http://bit.ly/1NvwvSI

 

IL PRETESTO (capitolo 1)

Noi siamo ciò che siamo stati…
Il cervello umano funziona sulla base di schema e script.
Il nostro cervello elabora ogni nostra nuova esperienza sulla base di un confronto tra un modello stereotipico che iniziamo a crearci già a partire dai tre anni…

Noi siamo ciò che siamo stati…
Fin dall’adolescenza elaboriamo un tono narrativo che resterà stabile per tutta la nostra vita.

Fare teatro dovrebbe portarci ad essere come bambini di due anni, senza alcun narratore interno, senza schema a cui far riferimento, senza script a cui attendere

Noi siamo ciò che siamo stati…
Man mano che diventiamo adulti percepiamo sempre più la realtà in relazione con le nostre precedenti esperienze. Tendiamo a confermare le attese… perché cambiarle richiederebbe uno sforzo neurologico maggiore.

Fare teatro richiede accettare il disagio che provoca non avere schema e scrip a cui aggrapparsi per identificare e comprendere la realtà.

Fare teatro credo sia un gioco nel quale la possibilità di uscire dagli schemi (o dagli schema) sia l’occasione per cambiare prospettiva… e anche se non funziona sempre nello stesso modo, a volte un cambiamento di prospettiva ti fa vedere chiaramente quello che fino ad ora ti sei perso.

Noi siamo ciò che siamo stati…
ciò nonostante, tutti siamo siamo sia impulsivi che compulsivi
il cervello funziona anche così.

 

Forse c’è un premio per coloro che decidono di uscire dalla propria zona sicura di attese, anche quando il solo pensiero ci fa venire la nausea. Anche quando siamo lì e non vorremmo fare nient’altro che scappare verso un posto migliore.
Non è forse per questo che la gente ripete sempre che ciò che non uccide, fortifica?

Bè lasciate che vi dica una cosa: chi lo dice non ha mai fatto un corso di teatro!

 

Noi siamo ciò che siamo stati…
…ma questo non vuol dire che non potremmo anche essere qualcosa di diverso.
Tutti siamo un rischio, ma tutti abbiamo qualcosa.

DNA

A chi me lo chiede, a chi me l’ha chiesto…non ho mai risposto raccontando la verità.

Esulo di solito, invento raramente…più che altro improvviso. Ma la verità c’è, ed è sempre stata scritta nel mio DNA

La mia passione per il teatro l’ho ereditata da mia nonna, e da lei ho imparato tutto.

Lei mi ha insegnato che a teatro ci si va sempre, per qualsiasi spettacolo vale la pena prepararsi e andare.

Lei mi ha insegnato che a teatro si va coi tacchi e la gonna e se proprio non si può andare dal parrucchiere i capelli devono essere comunque impeccabili, perché è un luogo che va celebrato e merita composta osservazione.

Lei mi ha insegnato che all’opera si va preparati, possibilmente sapendo a memoria le parole delle arie del libretto, non tanto perché le si abbia lette e memorizzare, ma perché le innumerevoli volete che si sono ammirate sui palchi dei teatri, te le hanno impresse per la vita nelle labbra e nelle orecchie.

Lei mi ha insegnato che le mani si battono solo alla fine dello spettacolo, perché prima disturbano…gli altri tuoi consorti spettatori, e gli artisti che si stanno esibendo.

Lei mi ha insegnato che non si va a chiedere l’autografo, quasi gli attori fossero esseri irreali che non esistono dopo la loro performance…
Ma poi mi ha sempre lasciato andare nei camerini dei miei ballerini preferiti per farmi firmare il libretto di sala.

Lei mi ha insegnato che si fanno sacrifici per andare a vedere gli spettacoli che ci piacciono…come prende la bicicletta da Creazzo e pedalare fino a Verona per sedersi a terra ai bordi dell’Arena.

Lei mi ha insegnato che l’uomo con cui si deciderà di vivere la propria vita amerà l’opera proprio come te e anche se non è perfetto, la domenica pomeriggio ti porterà in cento a Caracas a sentire il più incredibile tenore mai ascoltato, intonate la Tosca con lacrime e sangue cantando “E lucevan le stelle”.

Lei mi ha insegnato che poco prima di morire, anche se impossibilitati a muoversi da casa per l’età e la malattia, la nostra memoria ci riconduce là dove il nostro corpo è sempre stato…e la tua ti riportava là nei teatri che hai ammirato e nelle arie delle opere che hai ascoltato.

Lei mi ha insegnato che essere spettatori è un arte raffinata e profonda, basata sul rispetto per il luogo sacro nel quale si sta entrando.

Non mi ha mai vista salire sul palco, mai vista recitare una parte, mai ascolta provare un monologo o cantare una canzone.
Ma mi ha inseganto la cosa più importante per continuare a vivere il teatro con l’unica arma a mia disposizione: il rispetto per la sacralità dell’arte che si va cercando.

Ma c’è una cosa che non sono riuscita a imparare da lei… la naturale compostezza con cui accettava che tutto ciò che accadeva dentro un teatro avesse motivo di essere, senza un movente altro da ricercare. 

Lei aveva in se l’essenza prima e fondatrice del teatro: quella pacata immersione nell’istantanietà, nella fugacità, nell’irripetibilità del evento unico che si andava vivendo…
Atti, momenti e respiri che non si sarebbero mai più potuti ripetere.

A TE nonna devo la mia passione e il mio tormento, per questo ultimo insegnamento che non sono stata capace di apprendere ed ereditate. 
A TE, che senza parole, ma agendo, mi hai insegnato e tramando questo dono, che sempre porterò nel cuore e ricercherò nelle pieghe di un teatro.

TEATRO-CUCINA® (v.3)

Buio…
Overture…
Sipario…
…luci.

È così che inizia, una delle più belle serate della tua vita quotidiana. 
Perché anche se a una tavola che non è la tua, ti accorgi presto come ciò che condivi è comune a tutti coloro che siedo con te.

È tutto pronto, il tempo delle prove, delle aspettative, delle cotture, l’attesa… finito.

Fin dove saprà portarti questa serata?
Fin dove potrà arrivare questa volta?
Che lo spettacolo, o meglio, che il banchetto abbia inizio…

…è tutto pronto.

Ma cos’è che in realtà è pronto?

La tavola…apparecchiata e preparata a richiamare all’occhio memorie passate e conosciute, ma mai da noi attraversate veramente?
Le posate, i piatti, il tovagliolo arrotolato, il profumo ad esso intrecciato, il sale, il pepe, lo scrigno segreto a contenere il bicchierino? 

O piuttosto gli attori?
Abili e indaffarati, capaci di rapirti e accompagnarti in un viaggio immobile con l’unico moto rapido e suggestivo della tua memoria, complice nell’impresa di riportare in vita qualcosa di un po’ dimenticato.
I loro corpi, le mani, i gesti e le parole, le danze, i canti, le fatiche mostrate e quelle abilmente celate.

E se fossero invece le pietanze?
Raccontate e rivissute per poi giungere individualmente a rievocare un sapore che da qualche parte, una volta, avevi già incontrato. 
Fresche e colorate, cotte, fumanti, insolite e profumate…giungono infine al tuo palato quando già la tua mente le aveva indovinate.

Ma ho scoperto, nella mia nuova esperienza, che nessuna di queste è la risposta alla mia domanda, benché tutte ne siano una parte importante.
Ciò che in relatà era pronto eravamo noi, che ci accingevamo si a mangiare, ma ancora di più, inconsciamente, eravamo pronti ad ammirare il banchetto degli altri…

Voi, gli attori…ma anche chi con noi si era seduto alla medesima tavola… 
…per riscoprirci comuni nella quotidianità di un gesto che individualmente compiamo e ripetiamo, ma banalmente dimentichiamo e sottovalutiamo nella sua popolarità.

TEATRO-CUCINA http://www.teatroinpolvere.it

TEATRO-CUCINA®

Inconsapevoli della raffinatezza di un gesto tanto primitivo quanto quotidiano, riscopriamo che degustare è un atto vivo di piacere… Saper raccontare questo omesso piacere, è un atto artistico… Ma l’unica vera opera d’arte, in definitiva, è la pasta di cui siamo fatti.

Se oggi la mia ricerca mi avrà condotto da qualche parte, forse non sarà troppo lontano dal sapere di aver vissuto uno dei più bei pasti della mia vita.
Relegando però pietanze ed odori, sapori e porcellane al rango di non meno nobili rari accessori, ciò che in vero io ho divorato, guastato e assaporato, sono state le parole.

Le parole: scrigni che raccolgono, custodiscono, proteggono e poi raccontano un mondo isolato e un po’ dimenticato,  trasformando la realtà in un istante memorabile… ogni esistenza è unica e indimenticabile grazie al rapporto fra parola ed evento, nella misura in cui la prima riveste il secondo fissandolo eternamente nella biblioteca dei ricordi.
Così le parole hanno conferito al pasto consumato un’allegria, una malinconia, una memoria e un’eccitazione che quasi mio malgrado erano divenute esse stesse la sostanza prima del mio nutrimento.
Ciò che riscopro avermi alimentato non era il commestibile, ma le parole ad esso accompagnate.

E allora, forse, il punto non è tanto mangiare, né vivere.
Il punto è sapere perché.

TEATRO-CUCINA®
http://www.teatroinpolvere.it
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Lets the show begin

Sei mai stato il protagonista di un’opera teatrale? una commedia, una recita, un concerto?
Tu…il palcoscenico…le luci…la platea…
E tutti gli occhi puntati su di te… in attesa.
Fa paura, eh…
Tutto dipende da ciò che è avvenuto prima del grande momento…
tutti si preparano per lo spettacolo: le scene vengono allestite, i camerini strabordano di costumi, le maschere, gli arredi, i trucchi, le foto… tutto deve essere provato, coreografato, sistemato, tutto dev’essere perfetto per il momento decisivo: il momento in cui si aprirà il sipario.

Se anche la nostra vita potesse essere come le prove generali di uno spettacolo…
e avessimo il tempo per provare, riprovare, costruire, smontare, rifare tutto da capo… ogni momento, finché non sentiamo di farlo alla perfezione.
Invece ogni giorno della nostra vita è una performance unica…e anche quando sembra che tutto sia sotto controllo e ci sia stata data la possibilità di provare e prepararci e riprovare… non siamo mai veramente pronti per il momento in cui si aprirà il sipario.