IL PRETESTO (capitolo 1)

Noi siamo ciò che siamo stati…
Il cervello umano funziona sulla base di schema e script.
Il nostro cervello elabora ogni nostra nuova esperienza sulla base di un confronto tra un modello stereotipico che iniziamo a crearci già a partire dai tre anni…

Noi siamo ciò che siamo stati…
Fin dall’adolescenza elaboriamo un tono narrativo che resterà stabile per tutta la nostra vita.

Fare teatro dovrebbe portarci ad essere come bambini di due anni, senza alcun narratore interno, senza schema a cui far riferimento, senza script a cui attendere

Noi siamo ciò che siamo stati…
Man mano che diventiamo adulti percepiamo sempre più la realtà in relazione con le nostre precedenti esperienze. Tendiamo a confermare le attese… perché cambiarle richiederebbe uno sforzo neurologico maggiore.

Fare teatro richiede accettare il disagio che provoca non avere schema e scrip a cui aggrapparsi per identificare e comprendere la realtà.

Fare teatro credo sia un gioco nel quale la possibilità di uscire dagli schemi (o dagli schema) sia l’occasione per cambiare prospettiva… e anche se non funziona sempre nello stesso modo, a volte un cambiamento di prospettiva ti fa vedere chiaramente quello che fino ad ora ti sei perso.

Noi siamo ciò che siamo stati…
ciò nonostante, tutti siamo siamo sia impulsivi che compulsivi
il cervello funziona anche così.

 

Forse c’è un premio per coloro che decidono di uscire dalla propria zona sicura di attese, anche quando il solo pensiero ci fa venire la nausea. Anche quando siamo lì e non vorremmo fare nient’altro che scappare verso un posto migliore.
Non è forse per questo che la gente ripete sempre che ciò che non uccide, fortifica?

Bè lasciate che vi dica una cosa: chi lo dice non ha mai fatto un corso di teatro!

 

Noi siamo ciò che siamo stati…
…ma questo non vuol dire che non potremmo anche essere qualcosa di diverso.
Tutti siamo un rischio, ma tutti abbiamo qualcosa.

FASE 1

Quando subiamo una perdita, un lutto o stiamo per morire attraversiamo cinque fasi del dolore

Fase 1: negazione

La chiave per sopravvivere quando soffri è negare.
Nega di soffrire.
Nega di essere stanco.
Nega di essere impreparato.
Nega di avere paura.
Nega che sia successo proprio a te.

Ma ancora più importante: nega che sati negando.

Nega e rifiuta tutto. Credi solo a ciò che vuoi credere…
E funziona. Mentiamo così tanto e così bene che finiamo col credere alle nostre menzogne.

Ma la realtà è sempre lì… ed ha un modo del tutto inaspettato di presentarsi.
E noi non possiamo mentire a noi stessi troppo a lungo.

Soffriamo.
Siamo stanchi.
Siamo impreparati.
Siamo impauriti.
E negare non cambia la realtà.

La perita è così grande che non possiamo credere che sia successo proprio a noi…
Ma la realtà è proprio questa: abbiamo perso, siamo stati sconfitti e siamo abbattuti…

…e allora ci arrabbiamo

Forever?

Il punto è: non si sa mai che giorno sarà.
Per quanto ne sai potrebbe essere il giorno peggiore della tua vita, o il migliore, o uno dei tanti.
Il fatto è che ogni volta che crediamo di conoscere il futuro, questo cambia…e allora non ci resta che cambiare mossa, oppure…improvvisare
Il problema delle improvvisazioni? Fanno paura, perché potrebbero concludersi con le lacrime…
Ed è esattamente questo che le rende così dannatamente emozionanti.

L’energia, la materia, le situazioni, le emozioni… si trasformano, si fondono, crescono, muoiono.
È il fatto che noi cerchiamo continuante di non cambiare che è innaturale, il modo in cui ci aggrappiamo alle cose così come credevamo fossero invece di lasciarle essere ciò che sono, il modo in cui ci fossilizziamo e crogioliamo nei vecchi ricordi invece di farcene dei nuovi, il modo in cui insistiamo nel credere che nella vita, tutto debba essere “per sempre”.

“E vissero per sempre felici e contenti”. Favole… E qual’è il problema delle favole? Il problema è che le favole non diventano realtà.
Le favole non si avverano.
Ma la realtà… la realtà è molto più imprevedibile, inaspettata, spaventosa…
La realtà è molto più interessante del “e vissero per sempre felici e contenti”.

Some days

La maggior parte dei nostri giorni sono uno schifo.
Lavoriamo, studiamo, mettiamo a posto casa, andiamo a faticare in palestra…
solita routine, solite persone, solito tran-tran…

Ma poi, arrivano quei giorni in cui tutto è più luminoso, pieno di promesse, di emozioni, di sorprese.
Ci sono giorni in cui senti che tutti i tuoi sogni possono diventare realtà.
E ci sono giorni in cui la realtà riesce ad oscurare perfino il più improbabile dei sogni.

Non servono grandi cose, grandi avvenimenti, avventure epiche e imprese colossali.
Sicuramente ci sono giorni nei quali non c’è poesia ma, ci sono anche i giorni in cui guardandoti intorno vedi come le cose siano straordinarie.
Perciò fermati un secondo e goditi questa bellezza, senti la magia del momento… vivila.
Perché è vero che niente dura per sempre… la poesia svanirà, le routine ricomincerà il suo corso, le persone ti stancheranno di nuovo e l’amore finirà…ma per fortuna non è oggi il giorno.

E in fin dei conti, non è di questo che vorresti sentir parlare?
Se hai un amico, un drink e un po’ di tempo per raccontarti, non è di questo che vorresti parlare?
La routine rende la storia noiosa, ma ci sono alcune cose alle quali vale la pena aggrapparsi.

Opposite of reality

Chiediamo molto ai nostri spettatori: li facciamo sedere, li facciamo aspettare, li facciamo viaggiare, li facciamo credere cose impossibili…
Chiediamo molto ai nostri spettatori: soprattutto, chiediamo loro di fidarsi ciecamente di noi.

È ciò che si aspettano, il motivo per cui sono venuti, la ragione per cui sono lì di fronte a noi.

Abbiamo studiato il nostro copione, preparato le scene, provato e riprovato ogni istante dello spettacolo, recuperato oggetti, vestiti, costumi… Tutto in vista del momento in cui si alzerà il sipario…

Arriva il giorno in cui esci dall’aula spoglia e quieta della sala prove e sali sul palcoscenico del teatro.
Sei circondato da così tante persone… un’intera platea di fronte a te.
Una platea che devi conquistare… che devi convincere… con cui devi comunicare… che tu sia pronto o no.

Se solo la vita potesse essere come un’opera di teatro… e noi avessimo modo di provare e modificare, testare e sperimentare, finché non ci sentiamo pronti ad affrontare il grande momento.

Ma la realtà è tutt’altra cosa..

Alla fine della giornata la realtà non è affatto come ce l’aspettavamo.
La realtà alla fine della giornata si dimostra spesso l’opposto: è invertita… capovolta.
Così ti capita di guardare indietro alla strada fatta…e ti sembra che tutto stia andando al contrario.

Ogni giorno che viviamo è una performance unica e irripetibile… E anche quando sembra che abbiamo avuto la possibilità di prepararci, di prevedere, di far pratica… non siamo mai veramente pronti per i grandi momenti.

E poi, in qualche modo incredibilmente, quando meno te l’aspetti…
le cose ritornano a posto.