Last Lesson

Questo per me è stato un anno difficile… ho dovuto spesso fermarmi a riflettere e domandare a me stessa “perché lo stai facendo?”
La mia, però, non è stata una scelta fra mollare o restare, fra combattere o arrendersi.
Non è stato questo che ho dovuto capire: è stata una scelta tra chi dovrei essere e chi sono.

Per tutto quest’anno io mi sono sentita fuori posto, come se ogni martedì sera, il mio compito fosse cercare una mia collocazione, una mia armonia, una mia direzione all’interno di un qualcosa che piano, piano prendeva forma, dimensione, realtà ed io… io continuavo a stonare, a squilibrare l’equilibrio raggiunto a fatica, a scompigliare il regolare fluire di una stabilità ideata, disegnata e formata con sforzo e disciplina.

Più il corso andava avanti, più io non mi sentivo normale. Come potevo essere come tutti gli altri se anche di fronte al forgiarsi di un’immagine esplicita ed accessibile io arrancavo a fondermi con essa?
Mi sono sentita sola, mi sono sentita esclusa, mi sono sentita abbandonata…
E mi sono chiesta perché lo stessi facendo…

La risposta… è stata una scelta tra chi avrei dovuto essere e chi sono.

Ho dovuto affrontare l’incertezza, la frustrazione, l’alienazione nel tuo mondo, eppure dopo l’estraniazione, dopo il distacco, dopo la preclusione… ho realizzato di non essermi mai sentita così forte, così viva e così unicamente me stessa.
Perché la verità è che io non sono normale e nemmeno voglio esserlo.
Sono forte, sono autonoma, sono indipendente… ma soprattutto sono diversa.
E se non posso farmi amare per come sono, preferiscono che mi fraintendano per ciò che appaio.

Ma questo è anche il mio mondo…
Questo è il mondo a cui appartengo…
E se voglio ottenere la mia parte, devo trovare la mia via per emergere.

C’è una certa gloria nel non essere compresi.
(C. Baudelaire)

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Post Lezione_10: SACRIFICE

La chiave per essere una persona di successo è rinunciare.
Rinunciare al sonno, agli amici, agli amanti, a una vita normale, alla famiglia, alle ore di svago…
Sacrifichiamo tutto per quell’unico desiderato momento: il momento in cui diremo “ce l’ho fatta”.
Ci sono giorni in cui pensi che valga la pena sacrificarsi per tutto, e ci sono giorni in cui ogni cosa sembra un sacrificio.
E poi ci sono sacrifici che non si capisce proprio perché si debbano fare.

Qualcuno una volta disse che si può ottenere ciò che si vuole nella vita, se siamo disposti a sacrificarci veramente per essa.
Quello che in realtà credo si dovrebbe dire è che ogni cosa ha il suo prezzo, quindi prima di affrontare una battaglia è meglio sedersi a pensare, e decidere quanto si è disposti a perdere.
Perché molto spesso fare quello che ti far star bene non significa fare ciò che è giusto. E altrettanto spesso fare ciò che è giusto non è detto che ti faccia stare così bene.
Perché a volte, per avere successo, bisogna aver perso parecchio. A volte bisogna perdere tutto.

Ovviamente i sacrifici più duri sono quelli che ci piombano addosso al improvviso, quando non c’è tempo di escogitare una strategia, di fare una scelta, o di valutare le potenziali perdite.
Quando questo accade, quando è la battaglia che ha deciso di scegliere noi, e non viceversa, allora il sacrificio diventa insopportabile.

Lezione_9: THE GAME.

Com’è che si dice? c’è chi ha la stoffa e chi no.
I miei compagni di corso sono dei campioni, mentre io.. io sono fottuta.

Non riesco a trovare una ragione per la quale faccio un corso di teatro.
Riesco a trovarne migliaia per cui dovrei smettere: non mi piace andare sul palcoscenico, non ho mai sognato di fare l’attrice, sono svogliata e la memoria non è mai stato il mio forte, parlo troppo in fretta e se sono agitata parlo ancora più in fretta, mi scappa da ridere e non mi prendo sul serio, non mi piace stare in gruppo e tanto meno dover dipendere dalle volontà di qualcun altro.

Come ho già detto, io sono fottuta.

E poi sembra che rendano apposta le cose difficili. Arriva un momento in cui diventa più che un semplice gioco e tocca a te a quel punto decidere se fare quel passo in avanti oppure voltarti e andartene via.
Alcuni di noi amano giocare, a qualsiasi gioco, e poi ci sono alcuni di noi che amano giocare.. un po’ troppo. I giochi hanno a che fare con lo svago, le distrazioni, il divertimento. Li facciamo per divertirci, per rendere la giornata più interessante, per distrarci da quello che la vita ci infligge quotidianamente.
Quindi gioca! Gioca rilassato e libero, come se non ci fosse niente di più naturale.
Perché non importanza se vinci o se perdi… ma come giochi la partita.

E io?
Bè, io potrei mollare ma c’è un problema.. mi piace troppo l’arena.

Post Lezione_8: POINT OF VIEW

È intenso, quello che succede in una sala prove di un teatro, quando ci sono in ballo dei corpi più che delle persone e si gioca a ridisegnare la realtà come se non avesse forma, colore o dimensione.
Si crea un legame con i compagni accanto a te, un legame impercettibile, indescrivibile; c’è qualcosa di intimo nell’essere così legati alla stessa indefinibile sorte.
Che ti piaccia o no, che i compagni ti piacciano o no, si diventa come una famiglia.

Ho imparato a considerare la sala prove del teatro come il mio nido sicuro nel quale muovermi e sperimentare. La maggior parte dei miei compagni preferisce il palcoscenico e la distesa di seggiolini ripiegati, alla fatica degli esercizi che ci vengono richiesti, all’improbabilità delle situazioni proposte e all’estenuante ripetizione di atteggiamenti e movimenti.
Ma io no. Io ho imparato a comprendere la mia instabilità in quei movimenti, a placare le mie euforie in quegli esercizi, a motivarmi strenuamente in tutte le situazioni.

La sale prove è la mia chiesa, la mia casa, la mia scuola… io amo stare qui.

Mi correggo.
Amavo stare qui.

Lezione_7: EMOTIONS

Ho una persona in mente: è brillante, capace, abile, intelligente, preparata, sa superare i problemi che la vita le pone dinnanzi, sa gestire l’imprevedibile con lucidità, sa reagire alle difficoltà col giusto spirito e savoir fair… è proprio un brava persona, forse addirittura eccellente… potrei essere io, ma io non sono così brava.

E ho paura che non diventerò mai la persona che ho in mente, perché ho paura che ci sia qualcosa (o forse qualcuno) che me lo impedisca.

Le emozioni sono una gran rottura. Davvero una grande rottura.
Le emozioni confondono, imbrogliano, turbano, sbalordiscono, mortificano, annientano…

Ma possiamo imparare a governarle.
Dicono che la pratica renda perfetti: più sei freddo, distaccato, cinico, indifferente e più sarà difficile cambiare atteggiamento.
Smettiamo di pensare come essere umani barattando le nostre emozioni col successo, l’egoismo, la vanità e l’ambizione.
Diventiamo dei vuoti contenitori di futilità e vanagloria. Gelidi automi dispensatori di formule e ricette. Esseri esanimi millantatori di superiorità.

Ma non è una gara: mai.
Le emozioni che ci neghiamo sono letali come respiri mancati, ci consumano l’anima e distruggono la nostra essenza.
La vittoria non sta nel sopravvivere schivando le gioie e i dolori delle emozioni più vere, ma nel salvare delle vite emozionando col nostro fare.
E se siamo fortunati, un giorno, la vita che salveremo sarà la nostra.

E’ stata una buona giornata, anzi una splendida giornata. Sono stata un brava persona e anche se non è stato facile, sono stata la persona che avevo in mente. C’è stato un momento in cui ho pensato “non ce la faccio”, “non ce la posso fare da sola”, poi ho chiuso gli occhi e ho immaginato me stessa mentre agivo.

E ce l’ho fatta, ho superato la paura e ce l’ho fatta… emozionandomi

Lezione_4: LOSE CONTROL.

Perdere il controllo non piace a nessuno: è un segno di debolezza, di inaffidabilità, di non essere all’altezza.
Combattiamo per diventare adulti maturi e consapevoli, capaci di frenarci ed auto imporci dei limiti.
Creiamo intorno a noi un mondo di certezze ed affidabilità in cui proteggerci e rassicuraci. Un mondo in cui non avere paura perché tutto è sicuro e familiare: un nostro mondo in cui sentirci invincibili.
Ma poi, al di fuori di esso, tutta quella perfezione e quel controllo perdono di significato.

Perdere il controllo non piace a nessuno, ma per me… non c’è niente di peggio.

Eppure ci sono dei momenti in cui proprio non riesci a farne a meno… momenti in cui il tuo mondo perfetto e protetto non basta…momenti in cui nemmeno lui potrà salvarti.
Per quanto ci sforziamo per evitarlo a volte perdiamo il controllo.
Può essere destabilizzante, angosciante, traumatico e fa paura … paura da morire.
A meno che questa perdita di controllo non sia la nostra occasione per imparare a lasciarsi andare.
Perché a volte bisogno solo imparare ad accettare il fatto che per una volta si può perdere il controllo. Non bisogna per forza essere controllati, posati, affidabili e all’altezza ogni minuto di ogni giorno; non c’è niente di male nell’abbassare la guardia ogni tanto.
Perché potrebbe essere l’occasione per sorprendersi, per meravigliarsi, per stupirsi, per imparare, per scoprirsi, per emozionarsi…

… a patto di scegliere con saggezza questi momenti!

Lezione_3: ASCOLTAMI.

Comunicare. E’ la prima cosa che impariamo a fare fin da piccoli.
Cresciamo, maturiamo, studiamo e impariamo che la comunicazione è questo:
Un emittente trasmette un messaggio (tramite un canale e attraverso un codice condiviso) ad un destinatario che lo riceve.
Punto. Finito. Tutto qui.

Forse è che la formula è troppo lunga, forse è che arrivati alla parola codice ci siamo persi il soggetto della frase… sta di fatto che da adulti, siamo tutti dei grandissimi emittenti, ma ci scordiamo di essere a turno anche degli attenti destinatari.

Passiamo ore ed ore immersi nel brusio della quotidianità, le nostre orecchie sento i rumori del mondo che ci circonda,  eppure non siamo allenati ad ascoltare quello che la vita ci racconta sottovoce.
Quand’è stata l’ultima volta che avete trattenuto la vostra smania narrativa  per ascoltare ciò che qualcun altro voleva esprimere?

Parlare in continuazione non vuol dire comunicare

Viviamo ogni attimo concessoci concentrati su noi stessi e su quello che ci succede. Siamo così presi dal nostro ego da non riuscire a vedere e sentire nessun altra cosa che non corrisponda ad un estensione del nostro io.
Siamo così indaffarati ad esprimere il nostro punto di vista, i nostri sentimenti, la nostra volontà, le nostre aspettative… che finiamo col sentirci stanchi e delusi dalle incomprensioni con cui per lo più tutte queste nostre manifestazioni vengono accolte. Ed essere incompresi da coloro che amiamo è la condizione peggiore per vivere e affrontare ogni giorno gli impegni della vita. L’incomprensione pesa come una montagna e traccia solchi profondi sull’anima.

Basterebbe una sola, semplice cosa: il silenzio, il non parlare, che ci donerebbe molto più tempo per pensare. E pensare porterebbe più tempo per ascoltare: fermarsi ad ascoltare.
L’immobilità era la strada per la risposta…
Fermarsi ad ascoltare, ad ascoltarsi, ad ascoltarci.

Bisognerebbe essere più interessati ad ascoltare gli altri che a farci ascoltare dagli altri.