Some days

La maggior parte dei nostri giorni sono uno schifo.
Lavoriamo, studiamo, mettiamo a posto casa, andiamo a faticare in palestra…
solita routine, solite persone, solito tran-tran…

Ma poi, arrivano quei giorni in cui tutto è più luminoso, pieno di promesse, di emozioni, di sorprese.
Ci sono giorni in cui senti che tutti i tuoi sogni possono diventare realtà.
E ci sono giorni in cui la realtà riesce ad oscurare perfino il più improbabile dei sogni.

Non servono grandi cose, grandi avvenimenti, avventure epiche e imprese colossali.
Sicuramente ci sono giorni nei quali non c’è poesia ma, ci sono anche i giorni in cui guardandoti intorno vedi come le cose siano straordinarie.
Perciò fermati un secondo e goditi questa bellezza, senti la magia del momento… vivila.
Perché è vero che niente dura per sempre… la poesia svanirà, le routine ricomincerà il suo corso, le persone ti stancheranno di nuovo e l’amore finirà…ma per fortuna non è oggi il giorno.

E in fin dei conti, non è di questo che vorresti sentir parlare?
Se hai un amico, un drink e un po’ di tempo per raccontarti, non è di questo che vorresti parlare?
La routine rende la storia noiosa, ma ci sono alcune cose alle quali vale la pena aggrapparsi.

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Post Lezione_11:HUG ME

Quando siamo piccoli, quando siamo bambini, siamo creature semplici, genuine e sincere: piangiamo per dire che qualcosa ci ha feriti, ridiamo quando siamo felici.
È solo da adulti che diventiamo degli esseri complicati e contorti. Più cresciamo, più ci trasformiamo, cominciamo a nascondere i sentimenti, a costruire muri, indossiamo maschere, ci comportiamo secondo gli schemi… fino ad arrivare al punto in cui non sappiamo mai veramente cosa qualcuno pensi o provi. Senza sapere come, diventiamo maestri del travestimento.
Non è sempre facile dire quel che pensiamo, a volte dobbiamo essere costretti a farlo. Altre volte invece è meglio tenere le cose per sé, tacere, anche quando il nostro corpo smania dalla voglia di dire tutto.

Ma c’è una cosa che può cambiare tutte le carte in tavola, un gesto che può privarti dell’atto stesso della comunicazione verbale a favore di qualcosa di più carnale e tangibile, un movimento che quando espresso abbatte ogni muro, ogni maschera, ogni distanza, ogni travestimento.
Un abbraccio.
Perché quando abbracci, qualsiasi parola, qualsiasi espressione, qualsiasi sensazione semplicemente si annulla.
Perché quando abbracci, quando lo fai intenzionalmente, tutto intorno diventa un po’ magico…il tuo respiro si accorda con l’altro, il tuo flusso sanguigno si concilia con l’altro, il tuo cuore batte in armonia con l’altro. E a ben guardare in quell’incastro di braccia, teste, corpi che si uniscono tutto ha un suo equilibrio, una sua forma, una sua identità.
E se sei fortunato, quell’attimo di magia, potrebbe rivelarsi la chiave per capire tutti gli enigmi e miseri che artificialmente cerchiamo di frapporre fra noi.

Ma come ho detto, a volte è meglio tacere. E così scegliamo il silenzio, manteniamo il segreto…
e ci arrangiamo per trovare altri modi che ci rendano felici.

Lezione_2: DIVERTIRSI.

Fun: improve motivation, reduce stress!

Quand’è stata l’ultima volta che avete riso fino alle lacrime?
Ve lo ricordate? Eravate felici?

Da piccola pensavo che ridere fosse sinonimo di felicità: si ride perché si è felici, non esiste altro motivo al mondo. Chi più era felice, più rideva: il mio sogno era ridere per sempre.
Crescendo ho scoperto che si può ridere per i motivi più svariati e che sempre più spesso ci si ritrova a ridere per fingere una felicità di cui si sente la mancanza.
La domanda allora forse dovrebbe essere: quand’è stata l’ultima volta che siete stati davvero felici?

Cresciamo sognando il principe azzurro, il castello incantato e il promesso lieto fine: “…vissero per sempre felici e contenti.”, e ci sentiamo un tantino derubati di qualcosa che ci apparteneva per diritto quando, crescendo, capiamo che il principe azzurro non esiste, il castello incantato non è contemplato nelle richieste di mutuo bancario e vivere richiede già di per se unno sforzo sufficientemente estenuante da non potersi permettere anche il lusso della ricerca della felicità eterna.

Forse è questa stessa aspettativa di essere felici che ci impedisce di esserlo; forse più cerchiamo e vogliamo una felicità eterna più questo desiderio ci confonde al punto da non riuscire a riconoscerla più, la felicità. E così continuiamo a sorridere e basta, sforzandoci in tutti i modi di apparire felici come vorremmo essere.
Finché alla fine la verità ci colpisce: la felicità è sempre stata lì, non nei nostri sogni o nelle nostre speranze, ma in ciò che conosciamo, che è confortevole, familiare.

Forse non è tanto importante che la felicità si eterna, ma che si possa essere felice al momento.