FATTI

I fatti non sono sempre come appaiono.
E’ cosi che si dice no: “l’apparenza inganna”, “nulla è mai come appare”…

E se invece la risposta più ovvia, fosse quella giusta?

Spesso i fatti, così come si manifestano, ci fanno intuire che andando in profondità c’è qualcosa di più grave… sono come bandiere rosse sulla spiaggia, sirene d’allarme anti-incendio, suggerimenti di aspetti a cui dovremmo prestare attenzione.

Ci sono cose che non dovremmo mai ignorare, sensazioni brutte che potrebbero farci davvero male…

Fatti ai quali forse è troppo tardi per rimediare.

Annunci

Act your body

Il corpo è un insieme di possibilità.

Vorrei che vi fermaste ad osservare bene il corpo che avete davanti… il vostro strumento.

Non ha nulla di speciale.

È solo un corpo.

Ma allora, cos’è che c’è di diverso? Cos’è cambiato dopo oggi? 

La risposta è…noi.

Siamo noi ad essere cambiati, ora. Abbiamo preso tutto ciò che pensavamo di sapere sulle nostre azioni, sul nostro corpo… e lo abbiamo messo da parte. Abbiamo osservato ogni movimento, ogni istante, ogni singola azione… abbiamo osservato questo nostro corpo, come se non lo avessimo mai visto, usato, ascoltato, studiato prima d’ora.

Ed è da questo corpo che abbiamo cominciato…

#ilPreTesto laboratorio di Teatro con Valentino Infuso –> http://bit.ly/1NvwvSI

Il PreTesto 

È intenso quello che può succedere in una sala prove di un teatro, quando sono i nostri copri ad essere chiamati a l’azione, molto più delle nostri menti.

C’è qualcosa di più essenziale, profondo e forte nel agire del nostro corpo. 

Ho imparato che di tutto quello che mettiamo in campo certi di esprimere noi stessi: molto non è necessario, qualcosa è superfluo, tanto è inutile…

Se accettiamo la sfida di smettere di nasconderci nella forma del racconto che vogliamo dare di noi, potremmo sorprenderci nello scoprire quale potere e potenziale espressivo (ed esplosivo)  abbiamo a disposizione spogliandoci del idea che abbiamo nella nostra mente e imparando a lasciar emergere ciò che siamo realmente nel nostro copro.

L’essenziale è imparare a restare in stretto contatto con il proprio corpo… e nei momenti di sconforto, affidarsi ai propri compagni d’avvenuta.
IL PRETESTO laboratorio di teatro in 4 capitoli –> http://bit.ly/1NvwvSI

 

Unexpectedly

Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

Pensiamo sempre di conoscere il futuro, aspettandoci e immaginandoci che andrà in un modo o in un altro…a volte anche solo per un secondo, pensiamo di poterlo anticipare, e fare la mossa giusta.

Ma il futuro cambia sempre.

A volte il futuro cambia in fretta e inaspettatamente… e tutto ciò che possiamo fare è scegliere cosa fare dopo che le cose non sono andate come avremmo voluto noi: possiamo scegliere di avere paura, possiamo scegliere di restare immobili, possiamo scegliere di restare lì ad immaginare che possa capitare il peggio o possiamo scegliere di mettere in atto i nostri schemi di atteggiamento consolidati, provati e riprovati, facili, sicuri e rassicuranti.
Oppure… possiamo fare un passo avanti verso l’ignoto e lasciare che sia inaspettato.

Perché ci fa stare così bene buttare via tutto il superfluo?
Forse perché quando vediamo quanto poco ci serve per sopravvivere, per vivere davvero, ci rendiamo conto del potere che abbiamo, in realtà, nello spogliarci di tutto e restare solo con ciò che siamo realmente.

E’ una decisione audace, lasciare tutte le proprie aspettative, i propri schemi, le proporie certezze, le sicurezze…e trattenere solo ciò di cui non possiamo fare a meno, ciò che ci serve per  davvero… e non solo per sopravvivere, ma per stare bene, per essere veri.

Il problema delle decisioni audaci è che ti spaventano. Possono finire in lacrime o in delusioni colossali… ma è per questa ragione che possono essere così emozionanti.

Shy 

Perchè preferiamo essere riservati?

Perchè quando hai un pubblico, anche i momenti più piccoli, anche gli sbagli più insignificati… finiscono per sembrare immensi. 

Il trucco per sopravvivere ad un laboratorio di teatro? Non lasciare che la pressione ci trattenga dal correre rischi più grandi. Devi semplicemente uscire dalla tua natura, dalla tua routine… e mostrarti nudo e spaventato.

E poi… fare finta che nessuno ti stia guardando.

The Me Nobody Knows (IL PreTesto CAP II)

Fa paura rivelare tutto di noi stessi.

Forse è sbagliato, forse doveremmo essere meno fifoni…
Però è anche vero che questa “paura” ci aiuta a essere riservati, a proteggerci.

Ci sono un mucchio di cose che gli altri non sanno di noi…
Ci sono aspetti di noi che gli altri magari non conosceranno mai…
Non è sicuro tirare fuori tutti i nostri segreti, non possiamo svelare tutta la verità ed esporci così al giudizio degli altri.

La vergogna è il nostro problema più grosso.

Cerchiamo di nasconderci per proteggerci dai giudizi degli altri, ma il nostro corpo non mente mai.
La verità è sempre qui, sotto gli occhi di tutti: nei nostri movimenti, nei nostri gesti, nel nostro corpo… che non deve dire neanche una parola per svelarsi.

Credo che sia la vergogna a dettare il comportamento umano.
La persona che crediamo di essere è ciò che raccontiamo agli altri per cercare di convincerli…
Ma non possiamo nasconderci per sempre. E il nostro corpo, non mente mai.

La vergogna può paralizzarci, la nostra idea di noi stessi può immobilizzarci, le nostre aspettative su chi saremo, su dove andremo, sulla differenza che faremo… sono ciò che ci lasciano fermi.
Potremmo morire dentro se le diamo questa possibilità.

Non lasciate che succeda.
Non defilatevi.
Non nascondetevi.
Non vergognatevi.
C’è del talento in noi… non deludiamolo.
Non fermiamoci al ordinario. Puntiamo ad essere straordinari.

IL PRETESTO (capitolo 1)

Noi siamo ciò che siamo stati…
Il cervello umano funziona sulla base di schema e script.
Il nostro cervello elabora ogni nostra nuova esperienza sulla base di un confronto tra un modello stereotipico che iniziamo a crearci già a partire dai tre anni…

Noi siamo ciò che siamo stati…
Fin dall’adolescenza elaboriamo un tono narrativo che resterà stabile per tutta la nostra vita.

Fare teatro dovrebbe portarci ad essere come bambini di due anni, senza alcun narratore interno, senza schema a cui far riferimento, senza script a cui attendere

Noi siamo ciò che siamo stati…
Man mano che diventiamo adulti percepiamo sempre più la realtà in relazione con le nostre precedenti esperienze. Tendiamo a confermare le attese… perché cambiarle richiederebbe uno sforzo neurologico maggiore.

Fare teatro richiede accettare il disagio che provoca non avere schema e scrip a cui aggrapparsi per identificare e comprendere la realtà.

Fare teatro credo sia un gioco nel quale la possibilità di uscire dagli schemi (o dagli schema) sia l’occasione per cambiare prospettiva… e anche se non funziona sempre nello stesso modo, a volte un cambiamento di prospettiva ti fa vedere chiaramente quello che fino ad ora ti sei perso.

Noi siamo ciò che siamo stati…
ciò nonostante, tutti siamo siamo sia impulsivi che compulsivi
il cervello funziona anche così.

 

Forse c’è un premio per coloro che decidono di uscire dalla propria zona sicura di attese, anche quando il solo pensiero ci fa venire la nausea. Anche quando siamo lì e non vorremmo fare nient’altro che scappare verso un posto migliore.
Non è forse per questo che la gente ripete sempre che ciò che non uccide, fortifica?

Bè lasciate che vi dica una cosa: chi lo dice non ha mai fatto un corso di teatro!

 

Noi siamo ciò che siamo stati…
…ma questo non vuol dire che non potremmo anche essere qualcosa di diverso.
Tutti siamo un rischio, ma tutti abbiamo qualcosa.