DNA

A chi me lo chiede, a chi me l’ha chiesto…non ho mai risposto raccontando la verità.

Esulo di solito, invento raramente…più che altro improvviso. Ma la verità c’è, ed è sempre stata scritta nel mio DNA

La mia passione per il teatro l’ho ereditata da mia nonna, e da lei ho imparato tutto.

Lei mi ha insegnato che a teatro ci si va sempre, per qualsiasi spettacolo vale la pena prepararsi e andare.

Lei mi ha insegnato che a teatro si va coi tacchi e la gonna e se proprio non si può andare dal parrucchiere i capelli devono essere comunque impeccabili, perché è un luogo che va celebrato e merita composta osservazione.

Lei mi ha insegnato che all’opera si va preparati, possibilmente sapendo a memoria le parole delle arie del libretto, non tanto perché le si abbia lette e memorizzare, ma perché le innumerevoli volete che si sono ammirate sui palchi dei teatri, te le hanno impresse per la vita nelle labbra e nelle orecchie.

Lei mi ha insegnato che le mani si battono solo alla fine dello spettacolo, perché prima disturbano…gli altri tuoi consorti spettatori, e gli artisti che si stanno esibendo.

Lei mi ha insegnato che non si va a chiedere l’autografo, quasi gli attori fossero esseri irreali che non esistono dopo la loro performance…
Ma poi mi ha sempre lasciato andare nei camerini dei miei ballerini preferiti per farmi firmare il libretto di sala.

Lei mi ha insegnato che si fanno sacrifici per andare a vedere gli spettacoli che ci piacciono…come prende la bicicletta da Creazzo e pedalare fino a Verona per sedersi a terra ai bordi dell’Arena.

Lei mi ha insegnato che l’uomo con cui si deciderà di vivere la propria vita amerà l’opera proprio come te e anche se non è perfetto, la domenica pomeriggio ti porterà in cento a Caracas a sentire il più incredibile tenore mai ascoltato, intonate la Tosca con lacrime e sangue cantando “E lucevan le stelle”.

Lei mi ha insegnato che poco prima di morire, anche se impossibilitati a muoversi da casa per l’età e la malattia, la nostra memoria ci riconduce là dove il nostro corpo è sempre stato…e la tua ti riportava là nei teatri che hai ammirato e nelle arie delle opere che hai ascoltato.

Lei mi ha insegnato che essere spettatori è un arte raffinata e profonda, basata sul rispetto per il luogo sacro nel quale si sta entrando.

Non mi ha mai vista salire sul palco, mai vista recitare una parte, mai ascolta provare un monologo o cantare una canzone.
Ma mi ha inseganto la cosa più importante per continuare a vivere il teatro con l’unica arma a mia disposizione: il rispetto per la sacralità dell’arte che si va cercando.

Ma c’è una cosa che non sono riuscita a imparare da lei… la naturale compostezza con cui accettava che tutto ciò che accadeva dentro un teatro avesse motivo di essere, senza un movente altro da ricercare. 

Lei aveva in se l’essenza prima e fondatrice del teatro: quella pacata immersione nell’istantanietà, nella fugacità, nell’irripetibilità del evento unico che si andava vivendo…
Atti, momenti e respiri che non si sarebbero mai più potuti ripetere.

A TE nonna devo la mia passione e il mio tormento, per questo ultimo insegnamento che non sono stata capace di apprendere ed ereditate. 
A TE, che senza parole, ma agendo, mi hai insegnato e tramando questo dono, che sempre porterò nel cuore e ricercherò nelle pieghe di un teatro.

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