Enough is enough

Testarda, orgogliosa, inesorabile.

Chi si auto-impone di arrivare sempre alla fine di ogni strada, di ogni scelta, di ogni impegno, anche quando già sa che, alla fine, troverà soltanto un muro, un vicolo cieco, una delusione, e sarà costretto a tornare indietro, avrà solamente sprecato le sue energie e faticato inutilmente.

Non saprei dire quante volte ho lasciato le cose a metà nella mia vita… mai credo.
Testarda, orgogliosa, inesorabile. Mi sono auto-imposta di arrivare in fondo, di concludere, di scrivere la parola fine nella maggioranza dei percorsi intrapresi.
Sembrerà incredibile, ma dico tutto questo con un senso di… sconfitta.

Sono sempre stata un accanita sostenitrice del dovere morale di giungere a conclusione, di finire ciò che si è iniziato, di resistere piuttosto che abbandonare.
Di fronte a qualcosa che si è inizialmente intrapreso con entusiasmo, con dedizione, con trasporto… la resa, la rinuncia non è contemplata tra le possibili fini.
Non ho lasciato la scuola, ho finito innumerevoli libri orrendi, ho frequentato la palestra fino all’ultimo giorno di abbonamento, non ho abbandonato nessuna poltrona al cinema … qualunque cosa abbia un suo inizio e una sua fine per me è sempre stata impossibile da interrompere.

Dicono che sia sinonimo di maturità, di crescita, che bisogna arrivare in fondo alle cose per senso di responsabilità… che chi lascia le cose solo mezze-fatte rimarrà per sempre una mezza-persona.

E se, alla fine, fosse solo tempo sprecato?
Credo che scegliere di abbandonare sia più audace che resistere.
Credo che rinunciare sia più coraggioso che insistere.
Credo che mollare sia più forte che trattenere.

Scattiamo fotografie quando arriviamo al traguardo, non quando ci alleniamo. Scattiamo fotografie quando vinciamo, non quando ci prepariamo. Scattiamo fotografie quando esultiamo, non quando fatichiamo…
Scattiamo fotografie dei nostri momenti di gioia, di conquista, di trionfo…
Non scattiamo foto del prima, perché chi vuole ricordare la fatica, il dolore, l’angoscia e la frustrazione per arrivare al grande giorno? Nessuno. Nessuna foto = Nessun ricordo.
Vogliamo conservare solo il momento della fine… quel effimero, fugace e impalpabile attimo che ci toglie il fiato.
Ci impegniamo al massimo perché lo vogliamo vedere, lo vogliamo raggiungere, lo vogliamo vivere… lo vogliamo con tutto noi stessi.
E’ quello che ci spinge a resistere, a insistere, a trattenere…
Perché quando arriverà quell’attimo, sarà valsa la pena soffrire.
E’ questa la cosa più assurda: vale la pena… a qualunque costo.

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