The Essential

Dopo tante riflessioni…dopo domande irrisolte…dopo fraintesi avvenimenti…
sono giunta ad una conclusione:
Nessuno di noi è indispensabile!!!
Amiamo…odiamo…stimiamo…detestiamo…
ma in tutto questo guazzabuglio che è la vita…se ci fermiamo un attimo a riflettere, ci rediamo conto che nessuna delle persone che ci sta intorno è indispensabile per la nostra esistenza…
e che nemmeno noi siamo indispensabili per quella degli altri…

Essere apprezzati o ignorati da qualcuno…
Essere amati o odiati dall’altro…
non fa alcuna differenza…
in ogni caso la nostra esistenza non è indispensabile per la vita di nessun altro essere vivente.

Forse è vero che nessuno di noi potrà mai essere indispensabile per qualcun altro…
la vita di ciascuno di noi è legata solo a noi stessi che la viviamo…e tutti gli altri non possono che essere attori: attori che entrano ed escono di scena a seconda dei cambiamenti degli atti in corso…

Eppure…anche se non siamo indispensabili…a volte ci è data la possibilità di diventare essenzali per la vita di qualcuno…

E a volte…qualcuno diventa essenziale per la nostra.

Opposite of reality

Chiediamo molto ai nostri spettatori: li facciamo sedere, li facciamo aspettare, li facciamo viaggiare, li facciamo credere cose impossibili…
Chiediamo molto ai nostri spettatori: soprattutto, chiediamo loro di fidarsi ciecamente di noi.

È ciò che si aspettano, il motivo per cui sono venuti, la ragione per cui sono lì di fronte a noi.

Abbiamo studiato il nostro copione, preparato le scene, provato e riprovato ogni istante dello spettacolo, recuperato oggetti, vestiti, costumi… Tutto in vista del momento in cui si alzerà il sipario…

Arriva il giorno in cui esci dall’aula spoglia e quieta della sala prove e sali sul palcoscenico del teatro.
Sei circondato da così tante persone… un’intera platea di fronte a te.
Una platea che devi conquistare… che devi convincere… con cui devi comunicare… che tu sia pronto o no.

Se solo la vita potesse essere come un’opera di teatro… e noi avessimo modo di provare e modificare, testare e sperimentare, finché non ci sentiamo pronti ad affrontare il grande momento.

Ma la realtà è tutt’altra cosa..

Alla fine della giornata la realtà non è affatto come ce l’aspettavamo.
La realtà alla fine della giornata si dimostra spesso l’opposto: è invertita… capovolta.
Così ti capita di guardare indietro alla strada fatta…e ti sembra che tutto stia andando al contrario.

Ogni giorno che viviamo è una performance unica e irripetibile… E anche quando sembra che abbiamo avuto la possibilità di prepararci, di prevedere, di far pratica… non siamo mai veramente pronti per i grandi momenti.

E poi, in qualche modo incredibilmente, quando meno te l’aspetti…
le cose ritornano a posto.

Enough is enough

Testarda, orgogliosa, inesorabile.

Chi si auto-impone di arrivare sempre alla fine di ogni strada, di ogni scelta, di ogni impegno, anche quando già sa che, alla fine, troverà soltanto un muro, un vicolo cieco, una delusione, e sarà costretto a tornare indietro, avrà solamente sprecato le sue energie e faticato inutilmente.

Non saprei dire quante volte ho lasciato le cose a metà nella mia vita… mai credo.
Testarda, orgogliosa, inesorabile. Mi sono auto-imposta di arrivare in fondo, di concludere, di scrivere la parola fine nella maggioranza dei percorsi intrapresi.
Sembrerà incredibile, ma dico tutto questo con un senso di… sconfitta.

Sono sempre stata un accanita sostenitrice del dovere morale di giungere a conclusione, di finire ciò che si è iniziato, di resistere piuttosto che abbandonare.
Di fronte a qualcosa che si è inizialmente intrapreso con entusiasmo, con dedizione, con trasporto… la resa, la rinuncia non è contemplata tra le possibili fini.
Non ho lasciato la scuola, ho finito innumerevoli libri orrendi, ho frequentato la palestra fino all’ultimo giorno di abbonamento, non ho abbandonato nessuna poltrona al cinema … qualunque cosa abbia un suo inizio e una sua fine per me è sempre stata impossibile da interrompere.

Dicono che sia sinonimo di maturità, di crescita, che bisogna arrivare in fondo alle cose per senso di responsabilità… che chi lascia le cose solo mezze-fatte rimarrà per sempre una mezza-persona.

E se, alla fine, fosse solo tempo sprecato?
Credo che scegliere di abbandonare sia più audace che resistere.
Credo che rinunciare sia più coraggioso che insistere.
Credo che mollare sia più forte che trattenere.

Scattiamo fotografie quando arriviamo al traguardo, non quando ci alleniamo. Scattiamo fotografie quando vinciamo, non quando ci prepariamo. Scattiamo fotografie quando esultiamo, non quando fatichiamo…
Scattiamo fotografie dei nostri momenti di gioia, di conquista, di trionfo…
Non scattiamo foto del prima, perché chi vuole ricordare la fatica, il dolore, l’angoscia e la frustrazione per arrivare al grande giorno? Nessuno. Nessuna foto = Nessun ricordo.
Vogliamo conservare solo il momento della fine… quel effimero, fugace e impalpabile attimo che ci toglie il fiato.
Ci impegniamo al massimo perché lo vogliamo vedere, lo vogliamo raggiungere, lo vogliamo vivere… lo vogliamo con tutto noi stessi.
E’ quello che ci spinge a resistere, a insistere, a trattenere…
Perché quando arriverà quell’attimo, sarà valsa la pena soffrire.
E’ questa la cosa più assurda: vale la pena… a qualunque costo.

Last Lesson

Questo per me è stato un anno difficile… ho dovuto spesso fermarmi a riflettere e domandare a me stessa “perché lo stai facendo?”
La mia, però, non è stata una scelta fra mollare o restare, fra combattere o arrendersi.
Non è stato questo che ho dovuto capire: è stata una scelta tra chi dovrei essere e chi sono.

Per tutto quest’anno io mi sono sentita fuori posto, come se ogni martedì sera, il mio compito fosse cercare una mia collocazione, una mia armonia, una mia direzione all’interno di un qualcosa che piano, piano prendeva forma, dimensione, realtà ed io… io continuavo a stonare, a squilibrare l’equilibrio raggiunto a fatica, a scompigliare il regolare fluire di una stabilità ideata, disegnata e formata con sforzo e disciplina.

Più il corso andava avanti, più io non mi sentivo normale. Come potevo essere come tutti gli altri se anche di fronte al forgiarsi di un’immagine esplicita ed accessibile io arrancavo a fondermi con essa?
Mi sono sentita sola, mi sono sentita esclusa, mi sono sentita abbandonata…
E mi sono chiesta perché lo stessi facendo…

La risposta… è stata una scelta tra chi avrei dovuto essere e chi sono.

Ho dovuto affrontare l’incertezza, la frustrazione, l’alienazione nel tuo mondo, eppure dopo l’estraniazione, dopo il distacco, dopo la preclusione… ho realizzato di non essermi mai sentita così forte, così viva e così unicamente me stessa.
Perché la verità è che io non sono normale e nemmeno voglio esserlo.
Sono forte, sono autonoma, sono indipendente… ma soprattutto sono diversa.
E se non posso farmi amare per come sono, preferiscono che mi fraintendano per ciò che appaio.

Ma questo è anche il mio mondo…
Questo è il mondo a cui appartengo…
E se voglio ottenere la mia parte, devo trovare la mia via per emergere.

C’è una certa gloria nel non essere compresi.
(C. Baudelaire)

Lesson_31: DO YOU BELIEVE IN MAGIC?

La magia non esiste.
Per quel che mi riguarda, in quanto cinica e materialista, so bene che dietro ogni cosa magica c’è una realtà tangibile e realistica.
In fondo pensiamoci un attimo: quando le cose vanno male, ma veramente male… quando tutto sembra senza speranza, quando la tua vita va a rotoli e l’unica cosa di cui avresti bisogno è una bacchetta magica per rimettere tutto a posto…
Bè non c’è nessun abracadabra, nessuna fata turchina e nessun prestigio che accora in tuo soccorso.

Rimettere insieme i pezzi non è facile.
Rimettere insieme una persona poi… è dannatamente impensabile.

Ci sono ferite che non si possono guarire, lacerazioni troppo grandi da ricucire, voragini che non c’è modo di colmare.
Perché per farlo servirebbe un potere soprannaturale, un dono miracoloso… una magia.

Ma la magia non esiste.
Niente bacchetta della fatina, niente lampada di Aladino, niente formula magica…

Siamo esseri umani, siamo imperfetti, e tutto quello che possiamo fare per sopravvivere alle piccole grandi sfide della vita è arrangiarci.
E in quanto alla magia… forse sta nel sapere che anche se non tutto può essere sistemato, possiamo sopravvivere quasi a tutto.

Lesson_30: NOT GIVE UP SO EASILY

La sconfitta non esiste. Non per la sottoscritta almeno.
Non ho mai incontrato cosa che mi abbia fatto pensare “non posso farcela”.
Ogni impresa all’apparenza impossibile, è solo un’altra sfida da vincere.
Progetti, iniziative, novità… sono le cose che mi fanno alzare dal letto ogni mattina.

Non mi faccio intimorire facilmente.
Non tentenno…
Non indugio…
Non indietreggio…
… e di sicuro non mi arrendo.

Per poter tener fede ai miei impegni devo credere fortemente che la sconfitta non possa realizzarsi, che non importa quanto sia difficile e critica una situazione… c’è sempre speranza, per la mia riuscita.
Perché perfino quando la speranza sembra doversi adattare alla realtà e io mi debba arrendere alla brutale verità che, forse, esiste qualcosa che è troppo anche per me… a ben guardare è solo una battaglia persa sul campo di oggi… la guerra di domani è ancora tutta da combattere.

Perché, come si fa a sapere quando qualcosa è oltremisura?
quando è troppo tardi…
quando si parla troppo…
quando si chiede troppo…
quando si spera troppo…
e quando qualcosa è semplicemente troppo per noi.

C’è una cosa strana nella resa…
così come quando hai successo, quando ti arrendi, a posteriori… ti dimentichi persino il motivo per cui stavi combattendo.