Simply the Best

Ognuno di noi crede di essere il meglio.
E ci sentiamo un tantino derubati quando al nostro io non viene elargito il riconoscimento che crediamo ci si dovuto.

La verità è che non si nasce con questa convinzione, la si matura.
Da piccoli, da bambini, siamo degli esserini plastici e mutevoli. Possiamo imparare un’infinità di cose, e impararle in fretta. Forse è vero che non siamo tutti “dotati” nella stessa misura, ma ciascuno di noi possiede numerosi talenti.
Poi cresciamo… e nella stragrande maggioranza dei casi, finiamo per sviluppare solo alcune potenzialità, perché vi­viamo in un certo ambiente, perché frequentiamo un certo ti­po di scuola, perché ci prefiggiamo certe mete, perché abbiamo certi amici, perché ci fossilizziamo in certe nostre abitudini.
E così, col tempo, diventiamo incapaci di usare le altre nostre, infinite, potenzialità umane.
O pensiamo, di esserne incapaci.

Decidiamo di non cambiare perché ci affezioniamo al nostro lavoro, alla nostra professione, alla nostra routine… ci sentiamo sicuri quando ci muoviamo nel nostro spazio abituale, forti delle nostre consuetudini, spavaldi nei nostri costumi.
Ci sentiamo il meglio.
Perché, in fondo, questo è tutto ciò che sappiamo fare e, ci convinciamo, sia anche tutto ciò che in realtà siamo.
Non coltiviamo più in noi l’idea di rinnovarci… forse, non ne sentiamo nemmeno più il bisogno.

Quando siamo piccoli ci impegniamo tanto per essere i migliori.
Poi, cresciuti, ci convinciamo semplicemente di esserlo…
…o non esserlo.

Ci sono persone che credono di essere il meglio in tutto, e altre che vedono in tutto qualcosa di meglio.
Non ci è dato scegliere che tipo di persone saremo da grandi, ma ci è data continuamente la possibilità di cambiare.
Non è facile, non è naturale e a dirla tutta, non è nemmeno divertente.
Ma se smettiamo di provarci, è sicuro che non miglioreremo mai.

The blind side.

Durante le lezioni di Psicologia Cognitiva Applicata la professoressa ci ha spiegato il funzionamento dell’attenzione, relativamente al funzionamento della vista dell’essere umano.
Forse non tutti lo sanno ma il campo visivo di ogni occhio contiene un punto cieco, una piccola area della retina che non contiene foto recettori ed è quindi incapace di vedere. Si trova in prossimità del punto in cui i fasci nervosi si uniscono a formare il nervo ottico.

Se non mi credete, guardate un po’
– – > http://bit.ly/X6K6DK < – –

A rigor di logica, questo buco, dovrebbe essere nero…e invece questa mancanza non viene notata consciamente dal nostro cervello.
Scientificamente i motivi sono due principalmente: 1. l'altro occhio fornisce al cervello informazioni su cosa si trova in quella parte di campo visivo che manca; 2. il nostro cervello riempie sempre e comunque il buco usando informazioni provenienti dalle zone immediatamente circostanti o da ciò di cui dispone nella sua memoria.

Ritengo che il cervello umano sia la cosa più affascinante e misteriosa che esista in questo universo: è in grado di colmare mancanze strutturali del proprio organismo e permetterci di vedere ciò che in effetti noi non vediamo affatto…e altrettante volte, invece, è capace di farci chiudere gli occhi davanti a cose che non dovremmo assolutamente ignorare.

Grow Up

Tutti vogliamo crescere.
E’ la natura umana, la nostra genetica, il nostro istinto, ma ancora di più è la nostra volontà.
Vogliamo disperatamente diventare grandi, per riuscire ad afferrare tutte le possibilità che la vita ci offre, cogliere tutte le opportunità che abbiamo di vivere, assicurarci di godere di ogni più piccola occasione per sentirci vivi.

Siamo così impegnati a cercare di diventare grandi e in fretta che non pensiamo al fatto che una volta raggiunta la meta tanto ambita, il mondo là fuori sarà freddo… freddo gelido.

Agli occhi di un bambino il mondo è infinitamente grande… e a nostra disposizione.
E’ questa la fede dei bambini: sperare che qualcosa di migliore, di più bello, di felice sia sempre possibile. E credere conto ogni logica, contro ogni più oscuro presagio, contro ogni più indubbia razionalità che presto arriverà.

Mi chiedo perché ci adoperiamo tanto per crescere così in fretta.
Perché crescere, a volte, significa dover imparare a rinunciare ai propri sogni, significa privarsi di qualcosa che amiamo, significa cedere ad impensabili compromessi, significa doversi lasciare qualcuno alle spalle…
Crescere significa imparare a camminare, là fuori, con le nostre gambe…e che ci piaccia o no, dovremo essere in grado di camminare da soli.

Strangers

Esistono persone che agli occhi del mondo vengono definite strane.
Sono quelle persone che non siamo in grado di identificare in un’immaginario standard, che esulano dalle classificazioni abituali, che non trovano alcuna corrispondenza nelle tipologie catalogate.
Non riesci a capire cos’è che manchi, o cos’è che sia di troppo…sta di fatto che alla fine concludi semplicemente: quella è una persona strana!

Ma chi lo dice che lo strano non sia tu?

Nessuno di noi sceglie di essere strano. La maggior parte delle persone non pensa di essere strana.
Eppure, per quanto strano tu possa essere, è possibile che esista comunque qualcuno al mondo che, stranamente, è capace di vederti normalmente.
Ma noi il più delle volte non ce ne accorgiamo nemmeno, oppure non gli diamo il valore che meriterebbe.
Chi sa perché noi siamo così indaffarati ad apparire normali agli occhi di chi vorremo conquistare, che non ci accorgiamo di quanto unici e straordinari risultiamo agli occhi di chi banalmente ci osserva.

Deve esistere una sorta di legge fisica per questo strano fenomeno.
Forse è una teoria che dev’essere ancora scoperta, o forse una legge che non ci è dato conoscere, forse è una forza che non governeremo mai, o forse una verità che preferiamo ignorare.

Ma, forse, la verità è che siamo tutti, stranamente, normali.

Unexpected surprice.

Numero uno: le persone ti deluderanno;
Numero due: non aspettarti mai niente da nessuno;
Numero tre: l’intimità è pericolosa;
Numero quattro: le relazioni sono un campo di battaglia.

In definitiva si può dire che sia tutta una questione di linee, di confini, di limiti: la linea che delimita la distanza da rispettare allo sportello postale, il confine tra il tuo giardino e quello del tuo vicino, il limite invalicabile delle aree militari…
E poi la barriera più importante di tutte: quella che ci separa dalle persone con cui abbiamo a che fare.
Come ho detto non è d’aiuto diventare troppo intimi, lasciarsi accecare dall’amicizia.
E’ molto più sicuro porre dei limiti, delle distanze tra noi e il resto del mondo. Perché gli altri sono troppo complicati e occorre stabilire dei confini ben precisi, tracciare linee nette e insuperabili, erigere muri invalicabili…
E poi pregare intensamente che nessuno le attraversi.

C’è un’altra cosa da tenere a mente se vuoi salvarti, qualcosa che tendiamo a dimenticare a nostro rischio e pericolo.
Numero cinque: l’imprevedibilità può cambiare tutto.
Perché di tanto in tanto, ciò che non ti aspetti, a confronto con ciò che ti aspetti…può coglierti del tutto impreparato.

Perché una volta ogni tanto, può capitare che le persone ti sorprendano.

Post Lesson_15: YOU DRIVE ME CRAZY

Il problema delle lezioni di teatro è che ti senti pazzo il più delle volte.
Ti muovi nello spazio secondo schemi sconnessi, esegui riscaldamenti vocali per emettere suoni impensabili, personifichi gente in profonda antitesi col tuo io…
E alla fine, perdi la capacità di capire ciò che è normale, sia in te stesso che negli altri.

Eppure le persone ti dicono in continuazione che sei un artista, un esteta.
E tu? Come diavolo potresti paragonarti ad una artista se non sai neanche tu quel che stai facendo?
Alla fine della lezione la pratica del “recitare” si avvicina poco alle aspettative che avevamo.

Scegliamo teatro perché vogliamo sentirci dei personaggi grandiosi. Scegliamo teatro perché vogliamo sperimentare imprese impossibili. Scegliamo teatro perché vogliamo sfidare le nostre paure. Scegliamo teatro per l’adrenalina, per l’euforia, per l’emozione.
Il più delle volte, però, alla fine della lezione tutto ciò che ci portiamo a casa è la delusione per ciò che non siamo stati in grado di fare.
Quello che ci tiene svegli nel letto è il pensiero dei limiti che non abbiamo oltrepassato, degli ostacoli che non abbiamo superato, della paura che non abbiamo sconfitto, e della performance che non siamo riusciti a salvare.

Ho smesso di chiedermi perché la gente rinuncia, mi chiedo semmai perché si incaponisca.
Davanti a tutte le mancanze che possiamo accumulare in un giorno, in un’ora, in un secondo… dovremmo piuttosto chiederci dov’è che troviamo la forza di riprovarci ancora.

Emergency

Durante i corsi di sicurezza del lavoro ti insegnano come fronteggiare un emergenza, un allarme o un semplice incidente.
Ti insegnano la differenza tra rischio e pericolo, ti informano sulle procedure da adottare e ti formano per essere efficiente e pronto in caso di necessità.

Il primo di tutti i consigli è sempre lo stesso: mantenere il sangue freddo.
Più facile a dirsi che a farsi.
Il nostro istinto ci porta a reagire alla situazione di emergenza…istintivamente. Il problema è che il nostro istinto non sempre è in grado di distinguere la semplice agitazione da un disastro imminente.

Il nostro istinto non conosce la differenza tra la sorpresa e l’incertezza, tra il panico ed il dubbio, tra l’inizio…e la fine.
Il nostro istinto ci dice semplicemente che dobbiamo andar via.
A volte lo ignoriamo, e decidiamo di restare per vedere come andrà a finire o per cercare di salvare il salvabile… è comprensibile.
Ma altre volte gli diamo retta, dobbiamo pur fidarci del nostro istinto,no? Altrimenti che ce lo abbiamo a fare?

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C’è un altro consiglio che ti danno durante le lezioni di sicurezza sul lavoro, un consiglio che la maggior parte dimentica appena lasciata l’aula: quando si scappa, l’importante è chiudersi sempre la porta alle spalle.

Ho riflettuto molto sul perché di questo secondo consiglio. In fondo, se stai scappando cosa importa di quello che lasci dietro di te…
Alla fine ho capito: questo consiglio non è per la tua sicurezza, ma per quella degli alti. Chiudi la porta dietro di te, così che il fumo rimanga al di là e l’incendio non si propaghi più in fretta alle altre stanze.
A ben vedere, è un buon consiglio.

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La prossima volta che ti trovi davanti ad un’insegnate di sicurezza sul posto di lavoro, quindi, ricorda: tutte quelle regole, tutte quelle leggi, tutti quei consigli, non le ripete quotidianamente per il suo bene. Sono fatte per il tuo bene.
Ascolta tutto: ogni singolo, insignificante, noiosissimo dettaglio.
E’ tutto importante. E’ tutto indispensabile per gestire l’emergenza.

Ma ricorda sempre la cosa più importante di tutte: quando il tuo istinto ti dice di scappare… tu scappa.

E chiudi sempre la porta alle tu spalle… lascia bruciare ciò che c’è dentro.