Lesson_14: IMPROVISATION

In generale, la gente si può dividere in due categorie: quelli che amano le sorprese e quelli che non le amano.
Io… non le amo.

Ho sempre pensato che le persone che amano le sorprese siano dei totali incoscienti, o degli assoluti pianificatori. Avere sempre ben chiaro un piano d’azione è il punto di partenza essenziale per una altrettanto efficiente strategie operativa.

Il problema dei piani, però, è che il più delle volte non tengono conto dell’imprevisto: perciò quando qualcosa ci sorprende, sul lavoro, in amore, nella vita di tutti i giorni… l’unica cosa che ci resta da fare è improvvisare. E come in tutte le cose, qualcuno di noi ci riesce meglio di qualcun altro.

Non ci piace dover cambiare strategia.
A volte cambiare vuol dire passare al piano B e fare del nostro meglio per limitare i danni.
Altre volte quello che ci serve per ottenere ciò che vogliamo è semplicemente un nuovo piano.
Ma qualche volta, l’unica cosa che ci resta da fare è accettare che nessun piano potrà portarci a ciò che desideriamo.

Sappiamo essere veramente testardi quando si tratta di accettare il cambiamento.
La nostra mente preserva intatta la speranza che si possa tornare intero.
Possiamo sforzarci quanto ci pare, ma la nostra mente lotterà strenuamente per quella speranza: con le unghie e con i denti si aggrapperà all’ultimo brandello che ne resta…
Finché, d’un tratto, non trova un suo modo per capire questa nuova realtà.
Ed accettare che, spesso, ciò che è perso è perso per sempre.

I was made for loving … who?

E’ possibile che due persone siano fatte per stare insieme per sempre?
Che siano letteralmente fatte l’una per l’altra? “Anime gemelle”?
Sarebbe bello se fosse così…forse più che altro sarebbe dannatamente semplice se fosse così…
Come sarebbe tutto più facile e comodo se sapessimo fin dall’inizio che per ognuno di noi, là fuori,da qualche parte, esiste qualcuno in attesa. E che noi siamo in attesa di qualcuno, di rimando.

Forse un po’ ci credo davvero, a questa storia dell’essere “fatti l’uno per l’altra”.
Perché non crederci in fondo?
Davvero, a ben guardarci quale altra spiegazione c’è per far funzionare le cose per sempre?
Quale altro motivo spiegherebbe perché una persona si e un’altra no?
E poi ammettiamolo, chi è che non vuole più romanticismo nella propria vita?

Ma in ogni caso, predestinati o no, rimane sempre compito nostro fare in modo che ciò accada… far si che due anime gemelle si riconoscano… farci avanti… rivelarci.
Almeno in questo modo si sarà sicuri: si scoprirà così davvero se si è fatti l’uno per l’altra o meno.

Io però non ho mai creduto a queste sciocchezze.
E, inoltre, io penso che, a volte, l’ignoranza sia una benedizione.
Perché una volta che conosci la risposta… non puoi tornare indietro.
Sarai forte o cadrai a pezzi? E’ difficile da dire quando si tratta di certe rivelazioni.

Quindi non fare niente e goditi il momento così come viente, e sì…
l’ignoranza e’ una benedizione.

Oppure no?

An Hour

Io non sono una persona pigra.
Non me lo posso permettere.
Riempio la mia vita di mille impegni, imbottisco le mie giornate di appuntamenti, sovrascrivo all’infinito gli spazi bianchi della mia agenda.
Non ho il tempo di dormire sugli allori, anche se a volte lo ammetto, passo tutta la giornata col pigiama addosso.

E’ sorprendete vedere quante cosa possa fare il mio corpo in una sola settimana, in un solo giorno, in una sola ora.
Che cosa si può fare in realtà in un’ora? Una commissione forse, la fila in posta, una lezione di tennis. Se ci si pensa, un’ora non è molto. 60 minuti, 3600 secondi, tutto qui.

A volte però un’ora può essere tutto. Un’ora, una sola ora, può cambiare tutto, per sempre.
Un’ora può regalarti un’emozione mai provata, un’ora può farti cambiare idea, a volte un’ora è solo un regalo che ci facciamo.
Per alcuni di noi un’ora può non avere alcun valore, per altri, invece, può fare tutta la differenza del mondo.
A volte un’ora è solo un mucchio di tempo che passa lento e ci separa da ciò che aspettiamo, altre volte è un fulmineo scorrere inesorabile che ci porta sempre più vicino a dove non vorremmo arrivare.

Ma, in fin dei conti, qualunque sia il suo significato, rimane sempre e solo un’ora, una delle tante, tantissime, a venire.
60m minuti, 3600 secondi, e poi ricomincia tutto da capo.

Possiamo sorprendere noi stessi con gli impegni che siamo disposti a prendere, ma il vero impegno richiede sforzo e sacrificio ed è per questo che a volte dobbiamo imparare la dura via di scegliere i nostri impegni con molta cura.

Lesson_13: COMMUNICATION

Comunicare.
E’ la facoltà che per definizione ci distingue dagli animali.
E’ la capacità unica e inspiegabile riservata ai soli esseri umani.
E’ la prima cosa che impariamo davvero nella vita.
E’ il nostro istinto.
E’ il nostro destino.

La cosa buffa è che più noi cresciamo, impariamo le parole e cominciamo a parlare e più diventa difficile sapere cosa dire, e peggio ancora, come dirlo.

Ci sono cose, nell’arco della giornata, di cui non possiamo fare a meno di parlare.
E ci sono cose, invece, che semplicemente non vogliamo dire.
Altre le diciamo perché non possiamo più tenerle dentro.
Per certe cose le parole non servono, le facciamo e basta.
Alcune cose le diciamo perché non ci resta altra scelta.
E alcune cose, pensandoci, è meglio tenerle dentro noi stessi.

Ma di tanto in tanto, anche se non accade molto spesso, alcune cose semplicemente parlano da sole…

Team Game

Io sono una dura.
Io sono una roccia.
Io sono un’isola.
Questo e’ il mio mantra.

Mi piace pensare di essere un lupo solitario: individualista, autosufficiente, indipendente.
Sono una di quelle persone convinte che per fare bene il proprio dovere si sufficiente fare il vuoto intorno a se, concentrarsi, riflettere, e seguire il proprio istinto.

Ma la verità è che neanche i migliori di noi possono farcela da soli, e che la vita è uno sport di squadra. E ad un certo punto ci si deve alzare dalla panchina e decidere per quale squadra si gioca.

Decidere la propria squadra, nella vita, non è come quando si formano le squadre durante la partita di calcetto del sabato pomeriggio, o come quanto si scelgono le due formazioni di ruba-bandiera.
Nella vita, scegliere la propria squadra è qualcosa di spaventosamente inesorabile.
Essere scelti per primi ci può spiazzare. Ed essere scelti per ultimi non è poi la cosa peggiore.
E anche se siamo tipi a cui piace restare a bordo campo, distanti, aggrappati al nostro isolamento, sappiamo che arriverà anche per noi il momento di alzarci dalla panchina ed entrare in partita.

Il fatto è che cerchiamo di rimandare quel momento sempre un po’ più in là. Perché sappiamo che, non appena prenderemo il coraggio e ci alzeremo, potrebbe arrivare qualcuno che cambierà completamente il gioco, così come l’abbiamo conosciuto

A new beginning

Siamo sempre così fiduciosi, speranzosi, sognatori al inizio delle cose.
Quando ci troviamo al punto di partenza sembra che davanti a noi ci sia solo un mondo da conquistare, un premio da guadagnare, un successo da ottenere. Niente perdite, insuccessi, infelicità… la nostra mente questo non lo mette in conto, non lo vede… lo ignora completamente.

Si dice che l’incapacità di mettere in conto la sconfitta sia una forma di immaturità, incoscienza, inadeguatezza.
Forse è vero. Forse crescere significa saper fare i conti con i successi tanto quando gli insuccessi, con le vittorie quanto con le sconfitte.
Ma forse, a volte, la nostra incapacità di sentirci vulnerabili è l’unico modo per restare vivi.

Forse la cosa importante da ricordare riguardo al inizio è non smettere mai di credere che si possa sempre ricominciare.
E allora, buttati il passato alle spalle, accantona i problemi e le delusioni del vecchio anno e riparti da zero.

È difficile resistere alla tentazione…
ma chi può determinare dove finisce il vecchio e comincia il nuovo?

C’è un’altra cosa importante da ricordare: in mezzo a tanto schifo ci sono alcune cose che vale la pena tenersi strette.