Lezione_5: RESPONSABILITY

A chiunque vi dica che crescendo si diventa responsabili, non credete affatto.
Diventare adulti non a niente a che vedere col diventare persone responsabili.
Cresciamo permettendo che ci venga detto cosa dobbiamo fare in ogni particolare della nostra vita e ci sentiamo un tantino privati di un riferimento quando da adulti ci si aspetta che, liberamente, prendiamo decisioni responsabili.

Le responsabilità sono una rottura.
Riflettendoci con attenzione, a chi mai verrebbe in mente di mettere in gioco la propria semplice, ubbidiente, sicura e familiare quotidianità per gettarsi in in un’oscura, ignota e sconosciuta libertà?

Ci vuole coraggio per essere liberi.
Ci vuole il coraggio di assumersi la responsabilità di rischiare: rischiare di sbagliare, rischiare di fallire, rischiare di rimanere delusi, rischiare di deludere, rischiare di non capire, rischiare di non essere capiti, rischiare di ferire, rischiare di essere feriti, rischiare di perdere, rischiare di perdersi, rischiare di non sentirsi liberi e, forse, rischiare di non essere in grado di esserlo.
Assumersi la responsabilità della libertà non è cosa da tutti: nessuno ci insegna come si fa; non ci sono scuole, mestieri, libri o persone in grado di mostrarci la strada più semplice per imparare a farlo.
Dipende da noi.

Ci sono momenti in cui la vita ci offre l’occasione di rischiare. A volte non ce ne accorgiamo e, trascurandolo, il momento scivola via; altre volte, invece, percepiamo la proposta che la vita ci offre, ma lasciamo che il momento passi senza trasformare la curiosità in azione.
Io, però, spero che tutti, prima o poi, avremo il coraggio di accogliere l’invito a rischiare, perché sono convinta che se siamo pronti a correre il rischio di essere liberi, la vita dall’altra parte dev’essere spettacolare.

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Lezione_4: LOSE CONTROL.

Perdere il controllo non piace a nessuno: è un segno di debolezza, di inaffidabilità, di non essere all’altezza.
Combattiamo per diventare adulti maturi e consapevoli, capaci di frenarci ed auto imporci dei limiti.
Creiamo intorno a noi un mondo di certezze ed affidabilità in cui proteggerci e rassicuraci. Un mondo in cui non avere paura perché tutto è sicuro e familiare: un nostro mondo in cui sentirci invincibili.
Ma poi, al di fuori di esso, tutta quella perfezione e quel controllo perdono di significato.

Perdere il controllo non piace a nessuno, ma per me… non c’è niente di peggio.

Eppure ci sono dei momenti in cui proprio non riesci a farne a meno… momenti in cui il tuo mondo perfetto e protetto non basta…momenti in cui nemmeno lui potrà salvarti.
Per quanto ci sforziamo per evitarlo a volte perdiamo il controllo.
Può essere destabilizzante, angosciante, traumatico e fa paura … paura da morire.
A meno che questa perdita di controllo non sia la nostra occasione per imparare a lasciarsi andare.
Perché a volte bisogno solo imparare ad accettare il fatto che per una volta si può perdere il controllo. Non bisogna per forza essere controllati, posati, affidabili e all’altezza ogni minuto di ogni giorno; non c’è niente di male nell’abbassare la guardia ogni tanto.
Perché potrebbe essere l’occasione per sorprendersi, per meravigliarsi, per stupirsi, per imparare, per scoprirsi, per emozionarsi…

… a patto di scegliere con saggezza questi momenti!

Intermezzo_INTIMITA’.

INTIMITA’: vorrei esistessero dei corsi per imparare le regole dell’intimità. Come esistono i corsi di cucito, cucina, pittura, ecc…qualcuno di esperto e capace potrebbe insegnarci le regole per la corretta gestione dell’intimità nel quotidiano.

Intimità, desiderabile e temuta; difficile conviverci, impossibile rinunciarvi.

Tutta la nostra vita è fatta di linee, limiti, confini. Passiamo la vita a tracciali e poi ci troviamo a dover decidere chi far passare al di qua e chi lasciare al di là. E per farlo, il più delle volte, ci affidiamo al caso. Questa si che è maturità.

La verità è che vorremmo un manuale, una guida, un vademecum perché quando si tratta di persone, l’intimità è pericolosa e ci fa paura.

Ad un certo punto però dobbiamo scegliere: i confini che tracciamo non servono a proteggerci, servono solo a soffocarci e spaventarci ancora di più. La vita è complicata e le persone lo sono ancora di più.

Quindi possiamo passare il tempo a tracciare confini ed imporci regole, oppure possiamo decidere di superarli. Perché una cosa la so: se sei pronto a corre il rischio la vita al di là può essere spettacolare. Perché ogni tanto può capitare che le persone ti sorprendano; una volta ogni tanto, le persone, possono anche toglierti il fiato.

E in merito alle regole, allora, forse non ce ne sono. Forse le regole per l’intimità sono qualcosa che bisogna definire da se.

(Riflessione tratta dalle riflessioni di Grey’s Anatomy)

Lezione_3: ASCOLTAMI.

Comunicare. E’ la prima cosa che impariamo a fare fin da piccoli.
Cresciamo, maturiamo, studiamo e impariamo che la comunicazione è questo:
Un emittente trasmette un messaggio (tramite un canale e attraverso un codice condiviso) ad un destinatario che lo riceve.
Punto. Finito. Tutto qui.

Forse è che la formula è troppo lunga, forse è che arrivati alla parola codice ci siamo persi il soggetto della frase… sta di fatto che da adulti, siamo tutti dei grandissimi emittenti, ma ci scordiamo di essere a turno anche degli attenti destinatari.

Passiamo ore ed ore immersi nel brusio della quotidianità, le nostre orecchie sento i rumori del mondo che ci circonda,  eppure non siamo allenati ad ascoltare quello che la vita ci racconta sottovoce.
Quand’è stata l’ultima volta che avete trattenuto la vostra smania narrativa  per ascoltare ciò che qualcun altro voleva esprimere?

Parlare in continuazione non vuol dire comunicare

Viviamo ogni attimo concessoci concentrati su noi stessi e su quello che ci succede. Siamo così presi dal nostro ego da non riuscire a vedere e sentire nessun altra cosa che non corrisponda ad un estensione del nostro io.
Siamo così indaffarati ad esprimere il nostro punto di vista, i nostri sentimenti, la nostra volontà, le nostre aspettative… che finiamo col sentirci stanchi e delusi dalle incomprensioni con cui per lo più tutte queste nostre manifestazioni vengono accolte. Ed essere incompresi da coloro che amiamo è la condizione peggiore per vivere e affrontare ogni giorno gli impegni della vita. L’incomprensione pesa come una montagna e traccia solchi profondi sull’anima.

Basterebbe una sola, semplice cosa: il silenzio, il non parlare, che ci donerebbe molto più tempo per pensare. E pensare porterebbe più tempo per ascoltare: fermarsi ad ascoltare.
L’immobilità era la strada per la risposta…
Fermarsi ad ascoltare, ad ascoltarsi, ad ascoltarci.

Bisognerebbe essere più interessati ad ascoltare gli altri che a farci ascoltare dagli altri.

Lezione_2: DIVERTIRSI.

Fun: improve motivation, reduce stress!

Quand’è stata l’ultima volta che avete riso fino alle lacrime?
Ve lo ricordate? Eravate felici?

Da piccola pensavo che ridere fosse sinonimo di felicità: si ride perché si è felici, non esiste altro motivo al mondo. Chi più era felice, più rideva: il mio sogno era ridere per sempre.
Crescendo ho scoperto che si può ridere per i motivi più svariati e che sempre più spesso ci si ritrova a ridere per fingere una felicità di cui si sente la mancanza.
La domanda allora forse dovrebbe essere: quand’è stata l’ultima volta che siete stati davvero felici?

Cresciamo sognando il principe azzurro, il castello incantato e il promesso lieto fine: “…vissero per sempre felici e contenti.”, e ci sentiamo un tantino derubati di qualcosa che ci apparteneva per diritto quando, crescendo, capiamo che il principe azzurro non esiste, il castello incantato non è contemplato nelle richieste di mutuo bancario e vivere richiede già di per se unno sforzo sufficientemente estenuante da non potersi permettere anche il lusso della ricerca della felicità eterna.

Forse è questa stessa aspettativa di essere felici che ci impedisce di esserlo; forse più cerchiamo e vogliamo una felicità eterna più questo desiderio ci confonde al punto da non riuscire a riconoscerla più, la felicità. E così continuiamo a sorridere e basta, sforzandoci in tutti i modi di apparire felici come vorremmo essere.
Finché alla fine la verità ci colpisce: la felicità è sempre stata lì, non nei nostri sogni o nelle nostre speranze, ma in ciò che conosciamo, che è confortevole, familiare.

Forse non è tanto importante che la felicità si eterna, ma che si possa essere felice al momento.

Lezione_1: IMMAGINA, PUOI.

“Phantasie ist wichtiger als Wissen, denn Wissen ist begrenzt” A. Einstein

IMMAGINARE -da IMAGO (immagine)- è un verbo dai molti significati: figurarsi, raffigurarsi nella mente; ritenere, supporre; prevedere, intuire; inventare, ideare, creare con la fantasia.

Nel teatro l’immaginazione è fondamentale, in tutti i suoi significati: prendere decisioni creative, pensare nuove idee, reinterpretare cose familiari e quotidiane in nuovi modi… Aprire l’immaginario! (si usa dire).

IMMAGINARIO: che esiste nella mente ma non ha riscontro nella realtà.

Come si fa ad allenare la mente ad immaginare qualcosa che non è reale, almeno non al momento? Viviamo nella realtà tangibile e palpabile 24H su 24; ci hanno insegnato per tutta la vita a “restare con i piedi per terra” e a non vagare con la fantasia. Siamo diventati adulti realisti e materialisti perché è sempre stato ciò che si aspettavano da noi. Perché ora dobbiamo sforzarci di guardare oltre quello che la realtà ci mostra? perché dobbiamo aprire la nostra mente a qualcosa che i nostri occhi non sono abituati, allenati, predisposti ad osservare? Cosa c’è di migliore in ciò che possiamo vedere da ciò che realmente vediamo?

“E Dio creava l’uomo a sua immagine, lo creò a immagine di Dio…”

Immaginare è nella natura umana. Tutti noi siamo il risultato di un atto d’immaginazione. Allora perché imporsi di non farlo? perché lasciare che gli occhi chiudano la nostra mente? Ci sono molti modi di vedere le cose e altrettanti modi di osservarle, spesso questi modi non vanno di pari passo.

Viviamo in un mondo in cui l’immagine è tutto. Immagini plastificate, digitalizzate,  scannerizzate, stampate, compresse, allegate, animate, proiettate, photoshoppate, ritoccate, computerizzate, postate, twittate, taggate, pinnate, caricate, scaricate, googlate …  Ciò che conta è ciò che vediamo, che gli altri ci vedano è ciò che conta. Accogliamo l’immagine come mantra della nostra vita, certezza di una qualche appartenenza, dimostrazione della nostra esistenza… Eppure rifiutiamo che immaginare possa essere l’essenza del nostro essere.

Immaginare qualcosa di bello,
Immaginare di essere felici,
Immaginare qualcosa di incredibile,
Immaginare di realizzare un sogno
Immaginare …
… lo cantava anche John Lennon

“Imagine … it’s easy if you try
Imagine … it isn’t hard to do
Imagine … I wonder if you can”

E tu… sei pronto ad accettare la sfida?
Perchè come diceva Walt Disney

Se puoi immaginarlo, puoi farlo!